Caro prezzi a Napoli, niente paura, arriva il paniere salva-spesa con giornate dedicate a sconti e promozioni. La Camera di Commercio di Napoli, ha deciso di intraprendere una campagna salva-spesa per contrastare il fenomeno del caro vita in città. Tutto ciò con lo scopo di venire incontro alle famiglie che si trovano in gravissime difficoltà economiche.
A tal proposito verrà costituita una commissione consiliare che analizzerà l’andamento dei listini al dettaglio dei beni di prima necessità in tutta la provincia di Napoli, segnalare rincari anomali di beni e servizi al Garante Nazionale dei prezzi e promuovere – in collaborazione con produttori, commercianti e Gdo – panieri “salva-spesa” con prodotti di prima necessità venduti a prezzi ribassati.
Oltre al paniere salva-spesa, ci saranno anche i “Soft days“, ossia giornate in cui i bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, pizzerie, ecc. proporranno al pubblico i propri prodotti a prezzi scontati.
Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti Napoli Città Metropolitana, ha così commentato la splendida iniziativa: “Un valido e fattivo strumento di confronto tra consumatori, commercio, pubblici esercizi e produttori che intende essere operativo entro l’estate e che, se adottato su scala nazionale, porterebbe alla creazione di un potente strumento di raffreddamento dei prezzi, e un servizio ulteriore coerente con le iniziative del Mimit per individuare e bloccare sul nascere fenomeni speculativi, a tutto beneficio dei consumatori. Assoutenti ha presentato al Governo un paniere nazionale ‘salva-spesa’ composto da 12 beni di prima necessità individuati direttamente dai consumatori che hanno selezionato i prodotti alimentari che vorrebbero trovare in vendita nei negozi a prezzi scontati”.(NapoliToday)
La fotografia del Sud Italia è drammatica, su Vita si legge che il 41,2 è la percentuale delle persone a rischio povertà. Quindi la quota delle persone che rischiano l’esclusione sociale nel Mezzogiorno è 2,5 volte quella del Nord Ovest, il triplo rispetto a quella del Nord Est, il doppio di quella del centro Italia. Nel Sud Italia una famiglia numerosa su quattro è povera (il 24% delle famiglie con cinque o più componenti) e nelle famiglie di soli stranieri questa percentuale raggiunge il 37,6%. La presenza dei minori incide in maniera significativa: il 13,7% delle famiglie in cui è presente almeno un minore sono povere davanti a una media nazionale che si ferma all’11,5% (dati Svimez – associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno).
La maggiore esposizione delle famiglie meridionali allo shock inflazionistico emerge delle stime Svimez sui nuovi rischi di disagio economico e sociale associati alla crisi energetica: un bacino potenziale di 287mila nuove famiglie povere (circa 750mila persone), per due terzi concentrate nel Mezzogiorno. Di fatto la pandemia prima, la crisi energetica e l’inflazione dei prezzi causati, dalla guerra in Ucraina, hanno rimarcato una volta di più quella differenza atavica tra Nord e Sud Italia.
Alla povertà si aggiunge un altro dato allarmante ovvero 250mila studenti in meno nelle aule.
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